Home » Vikings » Vikings: Ragnar Lothbrok e l’incredibilità di un personaggio ben scritto

Ragnar Lothbrok ha inevitabilmente attirato la mia attenzione da subito, ha scosso la mia anima, ha fatto sussultare la mia mente. E tutto questo grazie all’interpretazione emozionante e meravigliosa di Travis Fimmel e all’incredibilità di un personaggio così ben scritto.

Ragnar era affamato di conoscenza, di nuove terre ed era predestinato ad ottenere il potere con facilità, un potere che non aveva mai veramente chiesto ma dal quale era affascinato, affascinato dal fatto che sapeva gestirlo il potere. Un’abilità che ha lo ha reso una leggenda agli occhi di alcuni e un uomo da invidiare ed odiare agli occhi di altri. Un’abilità che gli ha fatto perdere persone a lui care.

Power is always dangerous.

Ragnar era uno stratega, era un uomo forte ed intelligente, benedetto dagli Dei e predestinato a grandi cose, lo aveva capito quel giorno in cui vide Odino per la prima volta.

Ragnar era un personaggio che ha saputo farsi amare e ha saputo farsi odiare e si è reso del tutto incomprensibile. Mai ha cercato di far capire cosa veramente provasse o cosa pensasse dentro di sé, sotto quella bellezza da Dio nordico, sotto quella espressione così ironica ma saggia.

Ragnar sognava l’orizzonte, terre da scoprire, popoli da conoscere, nuovi Dei. Non ne era mai sazio della conoscenza. Disse che Odino aveva dato il suo occhio per essa e lui avrebbe dato molto di più per ottenerla. Era un uomo ambizioso, dalla mentalità curiosa e aperta per un epoca del genere, probabilmente molto più aperta di alcune persone della nostra società odierna.

La curiosità, era questo il suo grande dono. La curiosità lo ha spinto dove nessuno del suo popolo aveva mai osato spingersi.
E così incontra Athelstan, il ponte che lo collegava ad altri mondi e ad altre culture. Un uomo che professava una religione a lui sconosciuta, un uomo che parlare una nuova lingua, un uomo nato per amare ed illuminare il suo cammino.

Athelstan impara a conoscere ed affezionarsi agli Dei dei pagani, riconosce nei tuoni il martello di Thor, e questo perché essi erano gli Dei di Ragnar. E Ragnar prova a conoscere il Dio cristiano di Athelstan, prova a mettersi in ginocchio con le mani congiunte in preghiera, perché questo era il Dio di Athelstan.

Due persone che provenivano da due mondi così diversi e che dopo la loro morte sarebbero andati a riposare in due posti completamente diversi, eppure la loro unione ha prevalso sulla loro religione, sulle porte del Paradiso e sulle porte del Valhalla.

Quando Athelstan muore, un pezzo di Ragnar muore con lui, spezzando definitivamente qualunque porta celestiale pur di ritrovarsi ancora con il suo amato amico. Porta il suo corpo defunto su quella collina dove avevano pregato per la prima volta, lo seppellisce facendo il gesto della croce: usanze a lui sconosciute, eppure importanti per il suo amico cristiano e per rispetto lo fa comunque.

“I hope that someday our Gods can become friends” così come lo sono diventati loro due.

E lì ho capito che Ragnar era troppo avanti. Era un uomo curioso, intelligente, carismatico e alla fine di tutto si scopre anche ateo. Perché nessun Dio avrebbe mai più scelto il suo destino. Nessun Dio si sarebbe mai più intromesso. Ragnar ha distrutto tutte le fantasie su Dio, gli Dei, il Paradiso, il Valhalla, col solo potere della sua mente. Un uomo di quel periodo storico capace di tutto ciò,

Ragnar è sempre stato padrone della sua vita, lui ha deciso come viverla e lui ha deciso come porne fine e come morire. E solo per questa sfida con sé stesso che ci ha fatto soffrire e fatto assistere ad uno degli episodi più strazianti della mia vita.

Un percorso di pochi episodi con il figlio Ivar che vale più di tutte le altre storyline che ci hanno propinato ultimamente. Ivar è di una complessità e violenza e imprevedibilità unica, un ragazzo che si sente diverso, che è diverso e per questo prova tanta rabbia e odio verso di sé. Ma ci hanno saputo mostrare quel lato fragile e bisognoso di affetto. Un Ivar che ha finalmente la possibilità di conoscere suo padre, un padre che solo conosceva attraverso storie. E vivere Ragnar, anche solo per un po’, lo ha fatto sentire uomo più di quanto poteva sentirsi prima.

E adesso non c’è nulla che riesce a consolarmi, Ragnar. Perché “I piccoli cinghiali grugniranno quando sapranno quanto ha sofferto il vecchio cinghiale”, nonostante l’ascesa di Odino a comunicare la tua morte. Anche se ti sei proclamato discredente verso i tuoi Dei, essi ti sono venuti a cercare comunque. Odierò sempre l’avvento della tua morte. Ma amerò sempre la leggenda delle tue avventure. Ti amerò per sempre, Ragnar Lothbrok.

Maira Vista

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Voglio regalarvi questo video meraviglioso che è riuscito a far uscire tutti i sentimenti che avevo su Ragnar:

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mairavista

Companion del Doctor. Blogger di serie TV. Bionda dentro. Per info andate a pagina 394.

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